CALMA, CALMA… SIAMO NELL’ETERNITÀ! By Roberto Assagioli

 

agosto 4, 2016 In ROBERTO ASSAGIOLI
CALMA, CALMA… SIAMO NELL’ETERNITÀ!

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Roberto Assagioli
Quando qualcuno aveva fretta, Roberto spesso diceva: “Calma, calma, siamo nell’eternità”. Se vi limitate a dire “calma, calma” a qualcuno che ha fretta, quella persona ne avrà ancora di più. Ma se dite “Calma, calma, siamo nell’eternità”, la sua risposta sarà forse diversa.
C’è come un interruttore che scatta, e qualcosa che si apre, e ci rendiamo conto che in realtà abbiamo tutto il tempo, e che non c’è nessuna fretta di andare da nessuna parte. Siamo proprio qui, siamo sempre stati qui. Cos’è quindi tutta questa fretta? Quando Ramana Maharshi, il saggio indù, stava morendo, sentì che i suoi devoti piangevano disperati e disse: “Dove pensano che stia andando?”. Non c’è nessun posto in cui andare, se non rimanere nel qui e ora, nell’eterno presente.
Questo ha molto a che fare con il dove dirigiamo la nostra attenzione. Con il dove ci sintonizziamo, e su come lo facciamo. Assagioli fece degli esperimenti con i gigli negli anni ’40 e ’50. Prendeva un gruppo di gigli – non so perché proprio i gigli, forse perché sono l’emblema di Firenze – ma poi dava moltissima attenzione ad uno solo di essi, e non agli altri.

Naturalmente quello a cui veniva data attenzione cresceva più rapidamente degli altri – e questo avveniva negli anni ‘40. Tutto ciò a proposito dell’arte di dare attenzione e di trovare il tempo, di trovare la dedizione. Ma anche riguardo al modo in cui lo facciamo, a quanto siamo aperti, a quanto siamo presenti.
Forse avrete letto quella storia di H.G. Wells in cui il bambino corre verso una porta nel muro, e la apre. Oltre la porta trova un luogo celestiale pieno delle cose più belle di questo mondo, e lui è estatico. Poi richiude la porta e torna a casa. In seguito ritorna a cercarla, ma non la trova più. Anche se conosce benissimo la strada, la porta non c’è più. Alla fine la ritrova, ma è il suo primo giorno di scuola, e non vuole essere in ritardo, e così dice a se stesso: “Va bene, ci starò attento, e quando torno da scuola aprirò la porta”. Ma quando ritorna, la porta non c’è più. E così va avanti per tutta la vita.
Continua a cercare la porta, e questa non c’è; e quando la porta c’è, lui è di fretta. Nella sua vita succedono cose molto importanti, diventa un grande imprenditore, diventa Primo Ministro, deve andare sempre da qualche parte, c’è sempre qualche impegno impellente: ed è proprio allora che ritrova la porta, ma è troppo impegnato per andare ad aprirla.

Piero Ferrucci
Fonte: Pagina FB Roberto Assagioli: lo scienziato dello spirito

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